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Ricerca, la radiologia dell’ateneo su Lancet neurology

La prestigiosa rivista ospita il lavoro sulla prevenzione dello stroke ischemico che ha per prima firma Luca Saba: “Abbiamo definito le strategie e le potenzialità che determinano la vulnerabilità della placca carotidea”
18 aprile 2019
Monserrato. Gli staff di radiologia del Policlinico universitario "Duilio Casula". Con il professor Saba si riconosce anche il direttore generale dell'Aou di Cagliari, Giorgio Sorrentino

Medicina, tra prevenzione e rigore metodologico

Mario Frongia

Un altro gol di statura scientifica internazionale. Lancet neurology nel numero in uscita a giugno pubblica l’articolo “Imaging biomarkers of vulnerable carotid plaques for stroke risk prediction and their potential clinical implications”. Il primo autore è Luca Saba. Ordinario e direttore della struttura di radiologia al Policlinico universitario “Duilio Casula”, il docente dell’ateneo di Cagliari ha rimarcato quanto sia decisivo il gioco di squadra sia per la maturazione di relazioni scientifiche e confronti di elevato profilo, sia per tradurre i percorsi di ricerca innovativi e le best practices nella quotidianità didattica e assistenziale. Ovvero, oltre che per la credibilità e la reputazione dell’ateneo, un balzo in avanti anche per la qualità delle cure e delle diagnosi. Con lo specialista hanno firmato il lavoro, che rappresenta uno sforzo congiunto effettuato con i principali gruppi al mondo che si occupano della prevenzione dello stroke, i professori Max Wintermark (Stanford), Tobias Saam (Monaco), Rolf Jager (Londra), Chun Yuan (Seattle), David Saloner (San Francisco), Bruce Wasserman (Baltimora) e Leo Bonati (Basilea). (Lancet Neurol. 2019 Apr 3. pii: S1474-4422(19)30035-3. 10.1016/S1474-4422(19)30035-3. thelancet.com/journals/laneur/article/PIIS1474-4422(19)30032-8/fulltext).

 

Luca Saba, dirige la Radiologia al Policlinico. Nel 2015 a Lisbona ha ricevuto l'Award for Outstanding Service to the Journal dalla Cardiovascular interventional radiology society of Europe
Luca Saba, dirige la Radiologia al Policlinico. Nel 2015 a Lisbona ha ricevuto l'Award for Outstanding Service to the Journal dalla Cardiovascular interventional radiology society of Europe

Patologia aterosclerotica, tra le principali cause di eventi cerebrovascolari

“Il nostro lavoro definisce le strategie e potenzialità nell’identificare dei parametri che determinano la vulnerabilità della placca carotidea con successiva embolizzazione ed evento ischemico cerebrale. Le tecniche di imaging - rimarca Luca Saba - permettono un’analisi sempre più dettagliata di vasi arteriosi, consentendo non solo lo studio luminografico (simil-angiografico) ma arricchendo questi esami di informazioni relative alla parete vasale e pertanto della placca carotidea stessa”. La patologia aterosclerotica dell’arteria carotide è riconosciuta come una delle maggiori cause di eventi cerebrovascolari. “Fino alla metà degli anni Novanta le tecniche di imaging non invasivo non avevano raggiunto un livello di qualità tale da analizzare la parete vasale, la modalità di visualizzazione delle arterie carotidi era rappresentata dall’angiografia. Abbiamo lavorato - aggiunge il docente cagliaritano - sull’identificazione dei bio-markers di imaging che possono aiutare a ridefinire il rischio di stroke e prevenirlo”.

 

The Lancet neurology, bibbia del settore
The Lancet neurology, bibbia del settore

Dall'angiografia alle tecniche radiologiche più avanzate

“Questa tecnica, puramente luminografica, non consente - spiega il professor Saba - di avere informazioni sulla struttura della placca ma semplicemente sul grado di stenosi che essa determina, o ancora delle sue eventuali irregolarità morfologiche (la più grossolana delle quali è l’ulcerazione). Pertanto, quando a partire dai primi anni Ottanta, iniziarono i grandi trial internazionali multicentrici randomizzati, quali Nascet e Ecst, per identificare le caratteristiche che dovevano avere le lesioni aterosclerotiche carotidee perché fosse proficuo effettuare un intervento di rimozione della placca (trombo-endo-artectomia o stenting) il parametro cardine di imaging considerato per stratificare il rischio fu il grado di stenosi”. Da una serie di trials sono maturate le linee guida adottate, nel corso degli anni, dalle Società scientifiche nazionali e internazionali. “Linee che indicano l’eventuale necessità di intervento chirurgico in ragione del grado di stenosi (bilanciato da presenza/assenza di sintomaticità e presenza/assenza di eventuali irregolarità del profilo luminale di placca, quali le ulcerazioni). Nonostante ciò, studi istopatologici, hanno dimostrato – sottolinea Luca Saba - come altri parametri, oltre al mero grado di stenosi, rappresentino una chiave fondamentale nella fisiopatologia della rottura della placca carotidea, con successiva embolizzazione distale. Quali ad esempio, la presenza di emorragia intra-placca, la rottura del cappuccio fibroso, la presenza di un core lipidico necrotico”. Il professore lancia un messaggio di buoni auspici per la popolazione e la classe medica: “Attualmente, la radiologia più avanzata è in grado di identificare tali caratteristiche di rischio con il beneficio clinico che ne deriva in termini di potenziale prevenzione”.

 

Lancet neurology pubblica a giugno il lavoro “Imaging biomarkers of vulnerable carotid plaques for stroke risk prediction and their potential clinical implications”
Lancet neurology pubblica a giugno il lavoro “Imaging biomarkers of vulnerable carotid plaques for stroke risk prediction and their potential clinical implications”

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