Secondo il Provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria, Maurizio Veneziano, in Sardegna siamo capofila di una progettualità che sarà certamente seguita e avallata nel resto d’Italia, che sta ottenendo ottimi risultati
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Sergio Nuvoli
Cagliari, 22 gennaio 2021 - In Sardegna il 5,4% dei detenuti frequenta corsi universitari, contro l’1,4% registrato a livello nazionale. Il dato è emerso ieri sera durante la tavola rotonda on line su università e recupero sociale organizzata dalla Facoltà di Studi umanistici per celebrare i 400 anni dell’Ateneo cagliaritano. A seguirla sui canali social dell’Università del capoluogo più di 200 persone.
A rivelare i numeri è stato il Provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria, Maurizio Veneziano, che ha definito il fenomeno “fortemente significativo di un'azione ben condotta in questa regione con il supporto dell'amministrazione penitenziaria nazionale, che ha saputo creare una rete interistituzionale in grado di far salire questo dato a livelli così importanti. In Sardegna siamo capofila di una progettualità che sarà certamente seguita e avallata nel resto d’Italia”.
“Abbiamo iniziato in una ventina di atenei – ha detto Franco Prina, Presidente della Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari della Conferenza dei Rettori italiani - Oggi siamo 37 e copriamo regioni nuove, come Puglia e Sicilia"
Dallo scorso anno l’Università di Cagliari ha attivato un Polo universitario penitenziario che garantisce la frequenza a corsi e seminari ai detenuti e alle detenute negli istituti di Uta e Massama che ne facciano richiesta. Un’attività che genera anche un indiretto risparmio di risorse: “Normalmente – ha aggiunto Veneziano - un detenuto costa allo Stato in media 300 euro al giorno. Tutto quello che spendiamo in cultura, istruzione, lavoro - elementi premianti del trattamento penitenziario che riducono la recidiva una volta terminata la pena - va a formare un grande valore economico".
Il riferimento è all’attività svolta dai Poli Universitari Penitenziari, istituiti dal 2018 in tutta Italia e operativi anche in Sardegna: “Abbiamo iniziato in una ventina di atenei – ha detto Franco Prina, Presidente della Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari della Conferenza dei Rettori italiani - Oggi siamo 37 e copriamo regioni nuove, come Puglia e Sicilia, in cui stiamo attivando nuove convenzioni con i provveditorati. In totale l'anno scorso erano 920 i detenuti iscritti in università italiane che offrono questo servizio".
Il Rettore: "Con orgoglio il nostro ateneo, grazie alla prof.ssa Cristina Cabras e alle altre istituzioni coinvolte, porta avanti un percorso difficile di recupero di persone che hanno sbagliato e che hanno voglia di riscattarsi”
L’impegno dell’Università di Cagliari nelle carceri di Uta e Massama è stato testimoniato dal Rettore Maria Del Zompo: “L'unico ascensore sociale che funziona, l'unica realtà che può far cambiare di stato una persona è la cultura, la conoscenza – ha detto la prof.ssa - Questo accade nella scuola e negli studi universitari: è con orgoglio che il nostro ateneo, grazie alla prof.ssa Cristina Cabras e alle altre istituzioni coinvolte, porta avanti un percorso difficile di recupero di persone che hanno sbagliato e che hanno voglia di riscattarsi”.
Nei mesi scorsi l’Università di Cagliari ha garantito lezioni e seminari ai detenuti che ne hanno fatto richiesta, grazie all’impegno di decine tra ricercatori e unità di personale tecnico-amministrativo. "Negli anni scorsi gli studi scientifici dello staff della prof.ssa Cristina Cabras – ha aggiunto Gianfranco De Gesu, Direttore Generale dei Detenuti e del Trattamento, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia - hanno dimostrato che quando i detenuti delle colonie penali sarde avevano la possibilità di acquisire competenze attraverso lo studio, il tasso di recidiva crollava. L'incontro con il mondo universitario era quindi assolutamente necessario. Il COVID ha poi fatto sì che anche l'amministrazione penitenziaria adottasse collegamenti multimediali che hanno consentito anche in questo periodo la partecipazione dei detenuti ai corsi universitari ".
Ricordata la figura di Aldo Capitini: ""Incarnava la vocazione dell’università di essere al tempo stesso un laboratorio teorico e didattico e un punto di riferimento per la società e le istituzioni, anche per i luoghi più lontani dalla cultura accademica
All’incontro è intervenuto anche don Ettore Cannavera, fondatore della Comunità La Collina e per tanti anni cappellano nel carcere minorile di Quartucciu: “Dico sempre che devianti non si nasce, ma si diventa – ha detto - soprattutto quando non si ha avuto la possibilità di crescere culturalmente. Per questo l'impegno dell'Università nelle carceri è fondamentale: la maggior parte dei ragazzi però non ha accesso a questa possibilità, molti perchè vivono ancora nell'analfabetismo: in questi 25 anni ho ricevuto anche lettere di cui non si capisce il significato. E’ importante che l'università ci aiuti a far crescere i nostri ragazzi nella cultura e nella stima di sé, perchè tutti devono avere questa possibilità, anche quelli che sono finiti in carcere".
All'incontro hanno partecipato anche Maria Elena Magrin (docente Università Milano Bicocca) e Claudia Secci (Università di Cagliari), che ha ricordato la grande figura di Aldo Capitini: "Incarnava la vocazione dell’università di essere al tempo stesso un laboratorio teorico e didattico e un punto di riferimento per la società e le istituzioni, anche per i luoghi più lontani per la cultura accademica, i luoghi della fragilità. Capitini vedeva questa concezione come un’estensione della democrazia anche oltre i suoi imiti. Abbiamo buone radici, cerchiamo di svilupparle anche in futuro”.
RASSEGNA STAMPA
L'UNIONE SARDA del 25 gennaio 2021
Cagliari - pagina 15
Il provveditore Veneziano: «Riscatto sociale grazie alla cultura»
Cinque detenuti su cento frequentano l'università: un record
Nell'Isola il 5,4% dei detenuti frequenta corsi universitari, contro l'1,4% registrato a livello nazionale. Lo dice il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Maurizio Veneziano.
Dallo scorso anno l'università cagliaritana ha attivato un Polo universitario penitenziario che garantisce la frequenza a corsi e seminari ai detenuti e alle detenute negli istituti di Uta e Massama che ne facciano richiesta. Un'attività che genera anche un indiretto risparmio di risorse: «Normalmente», ha aggiunto Veneziano, «un detenuto costa allo Stato in media 300 euro al giorno. Tutto quello che spendiamo in cultura, istruzione, lavoro, elementi premianti del trattamento penitenziario che riducono la recidiva una volta terminata la pena, va a formare un grande valore economico».
E del resto, come spiega la rettrice Maria Del Zompo, «l'unico ascensore sociale che funziona, l'unica realtà che può far cambiare di stato una persona è la cultura, la conoscenza». Nei mesi scorsi l'università ha garantito lezioni e seminari ai detenuti che ne hanno fatto richiesta, grazie all'impegno di decine tra ricercatori e unità di personale tecnico-amministrativo. «Negli anni scorsi gli studi scientifici dello staff di Cristina Cabras hanno dimostrato che quando i detenuti delle colonie penali sarde avevano la possibilità di acquisire competenze attraverso lo studio, il tasso di recidiva crollava», aggiunge Gianfranco De Gesu, Direttore generale dei detenuti del ministero della Giustizia. Don Ettore Cannavera, fondatore della Comunità La Collina e per tanti anni cappellano nel carcere minorile di Quartucciu, dice che «devianti non si nasce, ma si diventa, soprattutto quando non si ha avuto la possibilità di crescere culturalmente».
LA NUOVA SARDEGNA del 25 gennaio 2021
Sardegna - pagina 5
Detenuti sardi il 5,4% frequenta i corsi degli atenei
CAGLIARI. In Sardegna il 5,4% dei detenuti frequenta corsi universitari, contro l'1,4% registrato a livello nazionale. Il dato è emerso durante la tavola rotonda on line su università e recupero sociale organizzata dalla Facoltà di Studi umanistici per celebrare i 400 anni dell'Ateneo cagliaritano. A rivelare i numeri è stato il Provveditore dell'amministrazione penitenziaria, Maurizio Veneziano, che ha definito il fenomeno «fortemente significativo di un'azione ben condotta in questa regione con il supporto della amministrazione penitenziaria nazionale, che ha saputo creare una rete in grado di far salire questo dato a livelli così importanti». Dallo scorso anno l'Università di Cagliari ha attivato un Polo universitario penitenziario che garantisce la frequenza a corsi e seminari ai detenuti e alle detenute negli istituti di Uta e Massama che ne facciano richiesta.
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