Il Corso di Dottorato di Ricerca in Capacities Building for Global Health mira a formare un professionista della salute, capace di produrre ricerca, supportare l’organizzazione dei servizi, condurre verifiche di qualità e disseminare competenze in funzione dei bisogni di salute delle comunità. Vuole creare consapevolezza ed expertise sull’interfaccia tra economia, società, ambiente e salute e sull’impatto che le diseguaglianze e le differenze di accesso implicano sulla salute.

Il percorso produrrà perciò competenze non esclusivamente cliniche, ma anche tecniche e sociali, costruendo percorsi “su misura” per specifiche professioni che si integrino con l’insieme dell’offerta e siano indirizzati agli obiettivi generali pur nella valorizzazione delle specifiche competenze.

Temi fondanti sono: a) la prevenzione/promozione della salute in ottica global health ovvero competenze in metodologia di promozione della salute, prevenzione ed epidemiologia ma anche su strategie per un approccio one health che veda la salute dell’essere umano e degli ecosistemi che lo circondano come interdipendenti. L’espansione geo/demografica umana produce un avvicinamento dei differenti ecosistemi con sempre più frequenti malattie che operano salti di specie; anche i cambiamenti climatici, influenzano una maggiore trasmissione di patologie da vettori. L’approccio One Health vuole offrire competenze che permettano di affrontare situazioni come gli stili di vita, le pandemie o la resistenza agli antibiotici in una chiave strategica di sistemi complessi; b) La formazione in riabilitazione che avrà come riferimento l'iniziativa OMS “Rehabilitation 2030: A Call for Action”. I bisogni di riabilitazione sono in aumento a causa del rapido invecchiamento della popolazione con conseguente crescita dei problemi di salute fisica e mentale. L’invecchiamento demografico delle zone rurali ha inoltre incrementato il bisogno in aree difficilmente raggiungibili. Si impone perciò una azione a lungo termine che prolunghi i tempi di autonomia, migliori la qualità della vita e la partecipazione alla società. L’esperto dovrà supportare il personale a distanza; contribuire alla risposta nelle emergenze sanitarie e nell’integrare i percorsi riabilitativi con le altre reti. Strettamente legati a questi obiettivi anche la lotta allo stigma, l’introduzione di elementi sulla comunicazione in salute che tengano conto della convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e il ruolo attivo del cittadino utente. Queste competenze interfacceranno moduli specifici inerenti all’informazione sanitaria, la sanità/salute nel ciclo di vita e l’active aging, anche in riferimento alla promozione di contesti salutogeni; c) Altro elemento fondante sarà (in relazione anche al punto precedente) l’acquisizione di competenza circa il supporto tecnologico alla sanità di prossimità; d) Ultimo ma non meno importante l’interfaccia tra salute per tutti e medicina di precisione, con competenze per la gestione delle banche dati prodotte dalla medicina di precisione.

Obiettivi formativi

l candidato svilupperà il suo progetto presso uno o più (sulla base del percorso definito) laboratori. Dovrà obbligatoriamente frequentare il modulo A, più due moduli a scelta, fra B, C, D, E.
I moduli formativi previsti sono:
A. Corso di base di metodologia della ricerca – Coordinamento UNICA. Principi di epidemiologia e statistica. Sviluppare capacità di valutazione e interpretazione dei risultati dell’analisi statistica. Metodi di epidemiologia descrittiva, analitica (caso-controllo e coorte), sperimentale (studi randomizzati controllati), revisioni e meta-analisi.
B. Corso di metodologia della ricerca applicata alla riabilitazione e all’active aging– UNICA. Modelli di disabilità e Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità. Strumenti di misura della funzionalità e in riabilitazione. Metodi nella riabilitazione fisica, neuromotoria, psichiatrica e psicosociale. Comunicazione e Riabilitazione, Active Aging. Disabilità e discriminazioni specifiche.
C. Corso di global health e promozione della salute– UNICA - Equità e salute globale. Politiche di salute e di riorentamento dei sistemi sanitari in riferimento ai determinanti politici, economici, sociali e ambientali. Principi di economia e alle applicazioni alla politica sanitaria. Governance della salute globale. Cambiamenti ambientali e alle conseguenze sulla salute umana e planetaria. Metodi di ricerca qualitativa e partecipativa. Metodi di partecipazione comunitaria, empowerment, advocacy.
D. Corso sulle metodiche e sulle tecniche per la medicina a distanza, il supporto alla formaziondel personale che utilizzerà la medicina a distanza -UNISA. Normativa. La nuova relazione terapeutica. Rapporto territorio-ospedale. Lo sviluppo delle nuove tecnologie. La televisita, il teleconsulto. La formazione. Il monitoraggio e i sistemi di qualità. Responsabilità professionali
E. Corso sull’interfaccia con la medicina di precisione – UNIFE. Concetti di medicina di precisione. Farmacogenetica e Farmacogenomica. Medicina di Precisione in Oncologia e interfaccia con il supporto esteso in oncologia. Tecniche specifiche. Medicina di precisione e banche dati per la salute delle comunità. Le tecniche di laboratorio in chiave global health.


Durante il percorso il candidato dovrà produrre almeno tre lavori scientifici di cui una revisione sistematica o una scoping review inerente al tema prescelto, uno su metodologia inerente al tema prescelto (esempio messa a punto di specifica metodologia o validazione di procedura o strumento di misura), uno di carattere sperimentale / applicativo sul tema prescelto che dovrà essere il core dell’argomento di tesi.  

Tematiche di ricerca

Sbocchi occupazionali e professionali

Il dottorato risponde a bisogni attuali e offre un percorso di potenziale interesse per diversi professionisti:
1) Professionisti che gestiscono struttura sanitarie e/o di riabilitazione o che sono impegnati in agenzie pubbliche e private di prevenzione e promozione della salute. Questi professionisti possono frequentare il dottorato per ampliare il proprio bagaglio. I nuovi bisogni sanitari espressi da una società in rapido cambiamento richiedono infatti competenze proprie di nuove figure. Si penso ai nuovi assetti imposti all’organizzazione sanitaria in relazione allo sviluppo della telemedicina, ai nuovi servizi di riabilitazione, all’approccio one health, alla necessità di percorsi di formazione continua della qualità, all’approccio intersettoriale, interprofessionale e partecipativo alle strategie di promozione della salute.
2) Professionisti della salute non medici verso quali esiste una forte richiesta in termini di competenze quale personale docente nei corsi universitari delle professioni sanitarie, e più in generale, esiste la necessità di creare un corpus scientifico e una ricerca solida in questi ambiti. I settori disciplinari universitari di riferimento per queste professioni (Med45, 46, 47, 48, 50) sono attualmente, in assoluto, i più scoperti di docenti di ruolo negli atenei italiani, non esistono peraltro altri dottorati nei quali le discipline di riferimento possono essere centrali. Nel dottorato da noi proposto le discipline della riabilitazione, della prevenzione così come le discipline tecniche troverebbero il giusto substrato per poter sviluppare competenze e ricerca specifiche nel quadro di un ambiente centrato all’innovazione
3) Professionisti della cooperazione internazionale. Il nostro paese ha svolto un ruolo cardine nella cooperazione internazionale a partire dagli anni 80’ sia nella cooperazione non militare, si pensi al ruolo delle ONG italiane nel processo di pace in Mozambico o nel processo di pacificazione e ricostruzione del Rwanda, sia nell’ambito della cooperazione sanitaria militare, si pensi a tutte le missioni di pace a partire della prima missione in Libano del 1982-84 con l’apertura di un ospedale militare alla popolazione della parte sciita di Beirut. Poche di queste esperienze sono state documentate come misura dell’efficacia sulla salute e dell’impatto sulle popolazioni, benché si tratti di esperienze citate in moltissimi manuali internazionali come modelli di eccellenza. Il personale sanitario che lavora in missioni di cooperazione potrebbe avvalersi della formazione dottorale sia per meglio documentare i risultati sanitarie delle azioni sia per avere un migliore impatto nei programmi di formazione, ivi compreso l’appoggio alla costruzione/ ricostruzione nelle sedi universitarie dei luoghi oggetto della cooperazione. In questa prospettiva il dottorato si apre soprattutto alla collaborazione mediterranea strategica per gli indirizzi politici del nostro Paese.

Questionario e social

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