Pamela Ladogana, associato di Storia dell'Arte contemporanea, alla presentazione del crocifisso ligneo di Pinuccio Sciola collocato dal Polo Museale della Sardegna nella Basilica paleocristiana di San Saturnino. VIDEO dell'intervento della docente, RASSEGNA STAMPA e SERVIZIO del TG della RAI
08 March 2019
GUARDA UN BRANO DELLA PRESENTAZIONE DELL'OPERA

Sergio Nuvoli

Cagliari, 8 marzo 2019 - “E' una testimonianza del lungo periodo che l’artista ha trascorso all’Accademia di Salisburgo e degli incontri con i grandi artisti che ebbe modo di frequentare: studiare questa scultura leggendo negli appunti autobiografici di Pinuccio Sciola fa capire la grande lezione appresa, l’approccio ai materiali nel profondo rispetto della loro natura e il metodo usato per arrivare a un risultato fortemente espressionista, che può essere accostato al percorso figurativo fatto in Italia negli anni ’50 e ‘60”. Così Pamela Ladogana - docente associato di Storia dell'Arte contemporanea dell'Università di Cagliari - ha commentato questa mattina il crocifisso ligneo realizzato dal grande artista di San Sperate e collocato dal Polo Museale della Sardegna all’interno della Basilica di San Saturnino, disvelato nel corso di un breve incontro alla presenza dei figli dello scultore, Tomaso e Maria, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione che porta il suo nome.

L’opera è stata acquisita dal Polo Museale poco prima della morte dell’artista, avvenuta nel maggio del 2016, dopo un lungo periodo di trattative, ricostruite questa mattina da Maura Picciau, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna. “Le peculiari caratteristiche formali rimandano all’iconografia medievale del Crocifisso gotico doloroso – ha detto la prof.ssa Ladogana, dopo l’introduzione di Giovanna Damiani, Direttore del Polo Museale – molto diffusa in Sardegna, e reinterpretata dallo scultore in chiave moderna”.

All’incontro all’interno della Basilica era presente anche Antonello Sanna, docente, e già direttore, al Dipartimento di Ingegneria civile ambientale e Architettura.

Pamela Ladogana
Pamela Ladogana
GUARDA IL SERVIZIO DI MAURO SCANU NEL TG DELLA RAI CON LE DICHIARAZIONI DI PAMELA LADOGANA

RASSEGNA STAMPA

LA NUOVA SARDEGNA di sabato 9 marzo 2019
Pagina 30 - Cultura
Il crocifisso di Pinuccio Sciola a San Saturnino
Una delle creazioni più belle del maestro di San Sperate collocata nell'antica basilica cagliaritana

di Sabrina Zedda

CAGLIARI C'è una parte dell'immensa opera di Pinuccio Sciola ancora non abbastanza indagata. Ma da cui potrebbero emergere elementi utili ad approfondire le diverse sfaccettature del suo percorso artistico e del suo pensiero.
L'esempio è arrivato ieri nella chiesa di San Saturnino, dove per la prima volta è stato esposto un Cristo ligneo costruito dall'artista di San Sperate negli anni Settanta. Se fosse stato vivo, Sciola se ne sarebbe rallegrato. Perché era lì che voleva vedere sistemato il suo lavoro. «O così o niente», aveva detto ai responsabili del Polo museale della Sardegna i quali solo nel 2016 (nei giorni a ridosso della sua morte) riuscirono a chiudere con lui una trattativa per l'acquisizione della scultura durata tre anni.
Nel suo corpo immerso in un pieno patimento, il Cristo presentato ieri porta con sé la tradizione dell'iconografia medievale diffusa in Sardegna. Allo stesso tempo si colgono però i segni di una modernità che rivelano un Pinuccio Sciola a passo con i tempi: il legno non è quello solitamente usato per questo tipo di immagini sacre, ma è l'olivastro, materiale che, fa notare Alessandro Sitzia, responsabile per il Polo museale della Basilica di San Saturnino, «non nasconde ma anzi conferisce drammaticità alla figura grazie ai suoi segni e alle sue spaccature». Un'annotazione confermata anche da Pamela Ladogana, docente di storia dell'arte contemporanea all'Univeristà di Cagliari e grande studiosa dell'opera di Sciola, che sottolinea come «il modo di lavorare la materia dà un risultato espressionista, contestualizzandolo con il periodo».
E' qui, in questa figura di un patimento quasi sublimato dalla morte, prosegue Ladogana, che si colgono le influenze su Sciola dei suoi viaggi, come il soggiorno a Salisburgo, e dei suoi contatti, come quelli con maestri del calibro di Emilio Vedova e Henry Moore. Ancora: nel suo lavoro Sciola si rifà alla tradizione del Cristo a braccia snodabili, elemento che suggerisce l'intenzione dell'artista di utilizzare l'opera in occasione dei riti della Settimana santa. «Si tratta di un tipo di produzione- conclude Pamela Ladogana- che Sciola comincia con i cadaveri lignei, esposti anche alla Biennale di Venezia».
A sorreggere la figura, ecco un altro segno moderno, questa volta realizzato dalla ditta Fratelli Desogus su commissione del Polo Museale: la croce è in ferro, e il chiodo che regge Gesù è sostituito da un bullone, a prefigurare la possibilità che il Redentore scenda dalla croce. «La Basilica di San Saturnino è la più antica paleocristiana di Cagliari - dice la direttrice del Polo museale della Sardegna, Giovanna Damiani -. Per questo ci è sembrato che esporre qui il Cristo di Sciola fosse la cosa migliore. Un luogo di culto tra i più amati dai sardi». L'esposizione dell'opera dell'artista delle "pietre sonore" avviene con la collaborazione della Fondazione Sciola, rappresentata ieri dai figli dell'artista, Tomaso e Maria. «L'olivastro era una pianta assai amata da nostro padre - ha detto Tomaso -. E' anche un simbolo della Sardegna e di pace. Nostro padre l'ha voluto per la sua opera. Ma ha voluto un olivastro anche sul luogo della sua sepoltura».

LA NUOVA SARDEGNA
LA NUOVA SARDEGNA

L’UNIONE SARDA di sabato 9 marzo 2019
Cultura (Pagina 49 - Edizione CA)
ARTE. Nella basilica di Cagliari
Il cristo d'olivastro di Pinuccio Sciola a San Saturnino 

Pinuccio Sciola torna a San Saturnino, basilica paleocristiana di Cagliari che nel 2012 fu teatro della sua mostra “Le colonne infinite”, omaggio a Gaudí. Lo fa con un'opera straordinaria, depositaria di una travolgente potenza emotiva: il Crocifisso in legno d'olivastro che, realizzato alla fine degli anni '70, fu acquisito dal Polo museale della Sardegna poco prima della morte dell'artista, avvenuta nel maggio 2016.
Inchiodata a una croce di ferro che non fa parte del progetto consegnato dal maestro, la scultura - eredità inestimabile dell'anima e dell'arte del creatore - è stata svelata ieri nell'unico luogo, tempio fondato sulla forza primigenia della fede cristiana, in cui l'uomo che fece cantare le pietre l'avrebbe voluta. Chiaro richiamo alle statue a braccia snodabili usate nei riti secolari e paraliturgici de S'Incravamentu e S'Iscravamentu, il lavoro, che trova la sua collocazione definitiva nell'abside della chiesa dedicata al martire patrono di Cagliari, è caratterizzato da una rilettura in chiave moderna del modello del Crocifisso gotico doloroso: l'artista, sottraendo dal volto il patimento, lo veste della quiete del Cristo deposto. Il corpo è contorto, ma non riproduce l'inarcatura che, resa stilistica della violenta deformazione prodotta dalla sofferenza, è propria dell'iconografia di riferimento.
L'opera è stata presentata ieri da Giovanna Damiani, direttrice del Polo museale della Sardegna, da Alessandro Sitzia, architetto del Polo Museale e responsabile della Basilica di San Saturno, da Maura Picciau, Soprintendente Belle arti di Cagliari che seguì le trattative per l'acquisizione del «bellissimo Cristo barbarico», e da Rita Pamela Ladogana, docente di Storia dell'arte contemporanea all'Università di Cagliari. All'evento, che ha voluto anche sancire la progressiva riapertura della chiesa al pubblico, c'erano poi Tomaso e Maria Sciola, figli dell'artista.
Ciascuno ha contribuito alla lettura della scultura rispetto al percorso umano e artistico di Sciola. Ladogana vi ha rintracciato i segni delle esperienze degli anni giovanili (i viaggi in Europa e in Messico), i rapporti con le ascendenze artistiche locali e con la temperie culturale che attraversò l'Italia nella metà del '900. Ha quindi decodificato i segni della sensibilità del maestro, la sintonia con l'intimo senso di religiosità che ne pervadeva l'anima («diversi i crocifissi che realizzò per sé») e, infine, il legame con la comunità di contadini di cui era figlio e con la Sardegna, a cui il Crocifisso - servendosi del linguaggio popolare - rivolge un sublime omaggio.
Tecnica e stile sono funzionali alla poetica. «Il legno è scavato e abbozzato con approccio sintetico e strumenti ancestrali, l'ascia per esempio», ha sottolineato Sitzia. La materia non è cosi privata dei suoi difetti: l'artista li preserva ed evidenzia. «L'olivastro è simbolo della Sardegna, oltreché emblema religioso di pace e benessere», ha ricordato Tomaso Sciola. «Era pianta per nostro padre così carica di significati che a San Sperate, sulla sua sepoltura, ha voluto un olivastro del suo Giardino sonoro». Di arte e generosità, binomio inscindibile nella personalità dell'autore, ha parlato Maura Picciau, ripercorrendo le trattative che portarono all'acquisizione dell'opera. L'aveva desiderata a San Saturnino, Pinuccio. Ora è lì, «scultura intrisa di sentimento religioso - ha detto Giovanna Damiani -, capolavoro che si lega intimamente alla basilica, monumento che rappresenta le radici della spiritualità cristiana in Sardegna».
Manuela Arca

L'UNIONE SARDA
L'UNIONE SARDA

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