Prove di fatto intorno al posto che tiene l'uomo nella natura
- Autore: Thomas Huxley
- Traduzione: Pietro Marchi
- Anno di Pubblicazione: 1869
- Editore: Treves, Milano
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Thomas Huxley fu ottimo amico e “difensore” di Darwin nelle pubbliche dispute. A lui si deve un contributo decisivo alla diffusione del darwinismo, in particolare per le questioni legate all'inquadramento sistematico della specie umana ed alle relazioni filogenetiche con i Primati.
Grazie ad Huxley, l'analisi comparativa delle caratteristiche anatomico-funzionali delle scimmie antropomorfe e dell'uomo portò a conclusioni inequivocabili. Per la presenza del piede prensile con l’alluce opponibile, le scimmie più simili all'uomo (scimpanzé, gorilla e orango) erano state in precedenza inquadrate da Buffon prima, e da Cuvier poi, nell’ordine dei Quadrumani, separato da quello umano dei Bimani. Huxley aveva dimostrato, da un lato l’omologia dell'arto inferiore delle scimmie antropomorfe e dell’uomo, e dall'altro le specificità anatomico-funzionali della mano rispetto al piede. Gli studi anatomici avevano infatti dimostrato che sia il piede umano, sia il piede antropoide presentano tratti peculiari assenti nella mano, quali la disposizione delle ossa tarsali, la presenza dei muscoli estensore e flessore breve delle dita, la presenza del muscolo peroneo lungo. L’inquadramento tassonomico dei Quadrumani, in virtù della prensilità del piede, non trovava dunque alcuna giustificazione anatomica.
Anche l'analisi comparativa della massa e dell'anatomia cerebrale corroborava l'ipotesi della vicinanza con le antropomorfe. Nella celebre polemica con Huxley, il paleontologo fissista e creazionista Richard Owen aveva sostenuto l’esistenza nell'encefalo umano di strutture anatomiche peculiari, che avrebbero giustificato l’appartenenza della nostra specie ad un rango tassonomico esclusivo, distinto dalle scimmie antropomorfe. Supportato da solide osservazioni, Huxley aveva invece dimostrato che le parti del cervello ritenute esclusive dell’uomo, come l’hippocampus minor, il corno posteriore del ventricolo laterale e il lobo posteriore, sono ben sviluppate anche negli altri primati. Aveva inoltre provato che le differenze nella massa del cervello umano e delle antropomorfe sono di gran lunga minori di quelle esistenti tra le stesse antropomorfe e le altre scimmie.
Alla luce di una corposa mole di evidenze sulle omologie si poteva finalmente concludere che la vicinanza tra la specie umana e le scimmie antropomorfe è tale da giustificare l’appartenenza allo stesso ordine dei Primati.
La traduzione in Italiano della fondamentale opera di Thomas Huxley Evidence as to Man's place in nature si deve a Pietro Marchi, sostenitore e divulgatore dell'evoluzionismo. Già professore all'Istituto di Studi Superiori, fu chiamato nel 1866 a coprire la cattedra di zoologia nell'Università fiorentina, che tenne fino al 1907.
Nella prefazione dell'edizione italiana, dal titolo Prove di fatto intorno al posto che tiene l'uomo nella natura, Marchi sottolinea i meriti dell'autore, che «espone i fatti di Anatomia comparata, di Embriologia, di Paleontologia con tale una lucidità di esposizione, che veramente può dirsi inarrivabile».
Museo sardo di antropologia ed etnografia