Il darwinismo in Italia

Il darwinismo in Italia

La prima diffusione del darwinismo in Italia

L'Origin of species, pubblicata nel novembre del 1859, conobbe un successo talmente immediato  che a neanche un anno dalla sua uscita si poteva già parlare del darwinismo, termine coniato da Thomas Huxley, come di un fenomeno scientifico e culturale globale.

La diffusione della teoria evoluzionistica darwiniana fu rapida. L'Origin venne tradotta e pubblicata prima in Germania e Olanda nel 1860, poi in Francia nel 1862. Presto arrivarono altre edizioni in varie lingue europee e l'interesse per le questioni sollevate da Darwin divenne sempre più crescente.

Secondo Giuseppe Montalenti, tra i più autorevoli divulgatori dell'evoluzionismo del XX secolo, la ricezione delle idee darwiniane incontrò resistenze importanti in Italia e l'eco della teoria evoluzionistica giunse con un certo ritardo. Nel contesto europeo, il giovane Regno occupava una posizione periferica dal punto di vista economico e sociale. Le complesse vicende risorgimentali, che coinvolsero attivamente le élite culturali nazionali, sottrassero preziose risorse alla comunità scientifica, concedendo minore spazio alla ricerca e alla divulgazione. La prima traduzione dell'Origin in italiano fu pubblicata solamente cinque anni dopo l'uscita della prima edizione inglese.  Le posizioni negazioniste assunte dalla Chiesa cattolica nel dibattito sull'evoluzione, poi, sebbene non promulgate per le vie ufficiali, non contribuirono all'affermazione delle idee darwiniane. Le gerarchie ecclesiastiche e i paladini del conservatorismo si opposero con vigore alle ipotesi evoluzionistiche, ritenute di matrice materialista e scientista, schierandosi in modo intransigente a favore del fissismo e del creazionismo.

Tuttavia, la darwinizzazione fu un fenomeno complesso, e non è facile rispondere alla domanda se la diffusione della teoria trovò effettivamente maggiori ostacoli in Italia rispetto ad altre realtà del vecchio continente. In Francia, ad esempio, patria di Buffon, Lamarck e Geoffroy Saint-Hilaire, ma anche di Cuvier e de Quatrefages, nel 1870 la candidatura di Darwin all'Académie des sciences  fu bocciata senza appello, mentre in Italia il naturalista inglese fu insignito di un gran numero di onorificenze e riconoscimenti, tra cui quelli della Società italiana di Antropologia ed Etnologia (1872), dell'Accademia delle scienze di Torino (1873), della Società dei Naturalisti e Matematici di Modena (1875) e dell'Accademia dei Lincei (1875).

Testi storici sull'evoluzione

Evoluzionismo e creazionismo: due visioni a confronto

La teoria di Darwin fece un primo timido ingresso nel panorama culturale italiano nel 1860. Il periodico milanese Il Politecnico, che dall'anno di fondazione, il 1839, proponeva ai lettori temi di interesse tecnico-scientifico, artistico e letterario, pubblicò una breve e anonima recensione dell'Origin attribuita al direttore Carlo Cattaneo, filosofo positivista e protagonista del Risorgimento italiano.

Inaugurando una lunga tradizione di scritti sul versante critico alla teoria darwiniana, sempre nel 1860, il periodico La Civiltà cattolica, accolse la Cosmogonia, contributo del gesuita Giovanni Battista Pianciani. Inizialmente pubblicato anonimo, il testo sarebbe successivamente confluito nella Cosmogonia naturale comparata col Genesi.

Lo scontro sulla creazione, dunque, animò gli esordi del darwinismo in Italia, come nel resto del mondo. Le opposte fazioni, tuttavia, trovarono tra le loro fila personalità non sempre inquadrabili nella semplicistica dicotomia “credenti - non credenti”. Come avvenne in Inghilterra con Charles Lyell e oltreoceano con Asa Gray, alcuni evoluzionisti italiani cercarono una via di compromesso tra scienza e fede. Tra questi lo zoologo Filippo De Filippi, protagonista, come vedremo, di una delle più singolari querelle della storia del darwinismo. Altri autori mantennero un profilo neutro, coerente con l'orientamento personale di Darwin, non curandosi di questioni teologiche. Altri ancora si ispirarono a un rigido materialismo e fecero del fiero anticlericarismo il proprio manifesto.

Per le questioni di ordine filosofico, nello specifico l'antitesi tra "finalità e caso" per le leggi della natura, vi fu chi, pur accettando con entusiasmo i fondamenti della teoria, rifiutò l'approccio ateleologico darwiniano. Tra questi il botanico Federico Delpino, uno dei massimi esponenti dell'evoluzionismo italiano, che negli scambi epistolari con Darwin si professò apertamente spiritualista e teleologo.

La teoria darwiniana e i naturalisti italiani

Per gli aspetti prettamente scientifici, l'impianto teorico darwiniano fu sottoposto al vaglio degli studiosi italiani, così come accadde in altri contesti europei. Alcuni autori accolsero con slancio le novità, altri misero in luce alcune criticità e, pur accettando l'impianto generale del modello, non ne condivisero specifici aspetti. È il caso, ad esempio, della selezione sessuale, trattata da Darwin nell'Origine dell'uomo, e della teoria della pangenesi, esposta nella Variazione degli animali e delle piante allo stato domestico, cui Paolo Mantegazza e Giovanni Canestrini, mossero, rispettivamente, i loro rilievi.

Mantegazza, detentore a Firenze della prima cattedra di antropologia al mondo, pur definendosi «darwinista con beneficio di inventario», coltivò una peculiare condivisione di interessi di ricerca con Darwin. È il caso, ad esempio, dei pionieristici studi sull'espressione delle emozioni, tema trattato da Darwin ne L'espressione dei sentimenti nell'uomo e negli animali e da Mantegazza nella Fisionomia e mimica.

Canestrini fu uno dei più importanti divulgatori dell'evoluzionismo. Fondamentali, per una piena comprensione del darwinismo italiano, i suoi contributi: La Teoria dell’Evoluzione esposta nei suoi fondamenti, La Teoria di Darwin criticamente esposta e Per l’evoluzione, pubblicati nell'arco di un ventennio.

I naturalisti italiani ebbero modo di confrontarsi anche su altri temi correlati con l'evoluzione, come la teoria della generazione spontanea. E' utile ricordare che la celebre confutazione sperimentale proposta da Pasteur nel 1864 non venne unanimemente accettata. La teoria trovò ancora, per oltre un decennio, irriducibili sostenitori, tra cui Henry Charlton Bastian, alle cui ricerche guardava con critico interesse lo stesso Darwin. In Italia, dedicarono i loro studi sperimentali all'abiogenesi affermati ricercatori come Leopoldo Maggi, che ricordiamo per il suo prezioso contributo Protistologia.

Il posto dell'uomo nella natura

Il duello decisivo sull'evoluzione si sarebbe giocato su ben altre questioni: l'inquadramento sistematico della nostra specie e le relazioni filetiche con i Primati. Inevitabilmente, l'idea della figliolanza divina dell'uomo si sarebbe contrapposta a quella di una meno nobile ascendenza scimmiesca.

Le tematiche antropologiche si posero al centro del dibattito ben prima del 1871, anno di pubblicazione del Descent of man da parte di Darwin. Sulla scia del contributo offerto da studiosi di chiara fama, quali Thomas Huxley, autore della fondamentale opera Prove di fatto intorno al posto che tiene l'uomo nella natura, il problema delle origini e dell'antichità dell'uomo fu affrontato per la prima volta in Italia e i protagonisti degli opposti schieramenti, fautori e detrattori della natura bestiale dell'uomo, affilarono le armi. Parteciparono al rumoroso dibattito evoluzionisti del calibro di Filippo De Filippi, con L’uomo e le scimie, Giovanni Canestrini, con l'Origine dell'uomo, Aleksandr Herzen, col celebre Sulla parentela fra l'uomo e le scimie, e, dalla parte avversa, i biologi Giuseppe Bianconi e Vincenzo Diorio, il medico Geminiano Grimelli, il teologo Giovanni Battista Pianciani, il letterato Niccolò Tommaseo, autore di un sarcastico pamphlet dal titolo L'uomo e la scimmia. Lettere dieci.

L'affermazione del darwinismo

A un decennio dalla pubblicazione dell'Origin, la teoria di Darwin trovò ampio consenso anche in Italia, dando rinnovato impulso alla ricerca naturalistica nazionale e favorendo la nascita delle prime "scuole darwiniane" nei centri universitari di Torino, Padova, Bologna, Modena, Parma, Firenze, Genova e Napoli.

Nella divulgazione del pensiero darwiniano giocò un ruolo non trascurabile una delle più antiche e prestigiose case editrici italiane: l'Unione Tipografico-Editrice Torinese. Negli anni compresi tra il 1871 e il 1890, per i tipi di UTET furono pubblicate tutte le traduzioni dei testi di Darwin, curate da Michele Lessona e Giovanni Canestrini, col contributo di Pier Andrea Saccardo, Lamberto Moschen, Francesco Bassani, e Riccardo Canestrini, fratello di Giovanni. Sempre per la UTET furono tradotte e pubblicate le opere fondamentali di Ernst Haeckel, tra cui la Storia della Creazione naturale e l'Antropogenia.

I viaggi naturalistici

Sulle orme dell'esperienza personale descritta dal maestro britannico nel Viaggio di un naturalista intorno al mondo, gli studiosi italiani furono anche protagonisti di avventurosi viaggi di esplorazione naturalistica. Fu il caso di Mantegazza, che, appena ventenne, intraprese una spedizione in America latina, dove si dedicò alla ricerca etnologica e a pionieristiche indagini sperimentali sugli effetti terapeutici della coca. Fu anche il caso del naturalista esploratore Arturo Issel, che compì numerosi viaggi scientifici in Africa orientale, visitando le regioni di Aden, Assab, Massaua e l'altopiano etiopico, in Egitto e nell'arcipelago greco. Come descritto nella raccolta Varietà di storia naturale, nel 1865 si recò a Suez a bordo del piroscafo Principe di Carignano, per compiere ricerche zoologiche e paleontologiche nella regione dell'istmo, dove era in fase di realizzazione l'omonimo canale. Le esplorazioni, all'epoca, non erano esenti da pericoli. Nel 1865 De Filippi intraprese un lungo viaggio verso il Sud America e l'Estremo Oriente a bordo della corvetta a vapore Magenta. Mentre si trovava a Hong Kong fu colpito da una grave malattia infettiva che ne causò la scomparsa nel 1867.

Le commemorazioni

Alla morte di Charles Darwin nel 1882, vari studiosi italiani ne onorarono la memoria con solenni discorsi e pubblicazioni commemorative. Fu il caso di Michele Lessona a Torino, Salvatore Tommasi a Napoli, e Paolo Mantegazza a Firenze. Le commemorazioni rappresentano un preziosa testimonianza della fama e del prestigio acquisiti dal naturalista inglese in Italia sul finire del diciannovesimo secolo.

Questionario e social

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