«L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura; ma è una canna pensante. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe pur sempre più nobile di chi lo uccide, dal momento che egli sa di morire e il vantaggio che l’universo ha su di lui; l’universo non sa nulla. Tutta la nostra dignità sta dunque nel pensiero. È in virtù di esso che dobbiamo elevarci, e non nello spazio e nella durata che non sapremmo riempire. Lavoriamo dunque a ben pensare: ecco il principio della morale.»
(Blaise Pascal, Pensieri.)
Protagoniste, non di rado, delle scene apocalittiche che ricorrono d’estate nella nostra terra sarda, le canne sono in grado di rinascere dalla cenere, sorgere, quasi indifferenti, tra i terreni inariditi e anneriti dagli incendi, con tutta la loro forza aurea.
Sono singole vite spezzate, violentate, che nonostante tutto lottano per una rinascita e si oppongono a chi vorrebbe “dipingerle di nero”.
Alla base del progetto vi è la volontà di creare un’analogia con l’elemento naturale, che produca l’effetto di un inserimento armonioso all’interno del giardino e, ancor più, arricchisca di elementi identitari il simbolo di una tematica universale. La trasparenza generata dalla distanza delle canne permette, infatti, di traguardare al di là del totem, di percepirlo come parte integrante del contesto.
Il riferimento alla letteratura regionale è evidente nella evocazione delle “canne al vento” deleddiane, ispirate proprio dalla riflessione di Pascal. Le canne, infatti, ambiscono a divenire protagoniste della composizione mediante la loro potenza formale e multisensoriale, offrendosi come uno strumento musicale interattivo, capace di generare sonorità giocando con l’utenza e con gli elementi atmosferici, primo fra tutti, il vento. Allineate con la tradizione artistica isolana delle pietre sonore di Sciola, le canne si dispongono come a formare delle launeddas stilizzate, dalla pelle metallica e fredda, orgoglio di una delle più interessanti tradizioni isolane.
Il totem è costituito da tre parti chiare e distinte: la base, le canne e la targa.
La prima, solidale al suolo, rappresenta metaforicamente il contatto con la terra, materia che nutre e sostiene al tempo stesso, seppur annerita dal fuoco. La seconda, che sorge dalla prima, è costituita da tre file di canne di altezza graduale, caratterizzate da snellezza e leggerezza che, come i giunchi di cui sono l’immediata trasposizione, si piegano al vento.
La terza è una lastra sottile, adagiata in maniera instabile sulle canne corte della prima fila, alla continua ricerca di un equilibrio che potrà esistere solamente quando il messaggio inciso sulla sua superficie si sarà sedimentato all’interno della società: “Don’t paint me black when I used to be golden” (“Non dipingermi di nero quando ero d’oro”). La citazione, tratta dal brano “Clairvoyant”, dei The Story So Far, è stata selezionata da una precedente concorso dal titolo “Un pensiero per cancellare la violenza di genere”, vinto dalla dottoressa Carla Cherchi.
La voce del totem contribuisce, insieme alla sua altezza, ad attrarre i passanti da maggior distanza, incuriosendo e anticipando la comunicazione e la relazione che si manifesterà in prossimità.
Tale rapporto è agevolato dal lavoro svolto sul materiale che, alternando visivamente i due colori dell’oro e del nero, ispirati dalla frase selezionata, e offrendo differenti sensazioni tattili, aumentano il
grado di accessibilità e di comprensione non solo dell’opera ma anche, e soprattutto, del messaggio che la stessa vuole traghettare.
Regola Compositiva del Progetto
Particolare studio ha richiesto la disposizione delle canne in pianta, apparentemente casuale, ma che, al contrario, è il risultato della trasposizione in codice braille delle parole “Respect” e “Love”, rappresentative e simboliche del tema. I puntini in rilievo che caratterizzano il sistema di lettura e scrittura tattile, disposti su tre file e distanziati a formare le lettere, vengono qui tradotti nella posizione delle canne circolari dorate, distanziate, a ogni lettera, dagli “spazi” delle canne nere lungo la prima fila che, come già esposto, simboleggiano, con la loro colorazione, la violenza che hanno subito.
Pianta e Prospetto Frontale del Totem
Prospetto Laterale e Pannello del Totem
In prospetto, così come in pianta, il totem segue le proporzioni della sezione aurea che procede secondo la spirale e si duplica specchiandosi lungo l’asse di simmetria del quadrato maggiore.
Le canne trovano così nuove opportunità per variare la propria altezza, interrompendosi o piegandosi quasi a ricercare quella naturalità impedita dalla rigidità della composizione in pianta.
La materia diventa uno strumento di comunicazione particolarmente rilevante, in quanto stimola l’utente ad una percezione completa dell’oggetto, lo invita a superare la linea di confine tracciata dal senso della vista, conquistandolo tattilmente e acusticamente.
Le canne dorate, a differenza di quelle nere disposte lungo la prima fila della base, sono caratterizzate da numerose variazioni dimensionali e formali. Nello specifico, alcune di queste richiedono alcune lavorazioni aggiuntive: la curvatura e la foratura. Si tratta infatti di un leggero piegamento caratterizzato da un foro, atto a simulare il cinetismo e la musicalità naturale delle canne al vento.
In questo modo, come in un primitivo strumento a fiato, l’aria, attraversando il fusto della canna, può fuoriuscire dalla cima generando un suono in grado di richiamare l’attenzione sul totem. Quest’ultimo, da semplice oggetto memoriale, diviene uno strumento multisensoriale, capace di suonare e comunicare, rappresentando metaforicamente la rinnovata riconquista della libertà da parte delle persone che sono state vittime di violenza.
Progetto: arch. Francesca Musanti
Realizzazione: Carpenteria Giovanni Pinna
Di seguito, una breve sintesi cronologica degli eventi che hanno anticipato la realizzazione dell’opera:
25.11.2021 - Manifestazione “Una pennellata per cancellare la violenza di genere”
24.01.2022 – Lancio del bando “Un pensiero per cancellare la violenza di genere”
25.02.2022 - Scadenza del bando “Un pensiero per cancellare la violenza di genere”
05.04.2022 – Presentazione frase vincitrice
26.07.2023 - Lancio del bando “Un progetto per cancellare la violenza di genere”
12.10.2023 – Scadenza del bando “Un progetto per cancellare la violenza di genere”
23.11.2023 – Presentazione progetto vincitore
10.03.2025 – Inaugurazione del totem
Faculty of Engineering and Architecture