La regia Università di Cagliari nella seconda metà dell'ottocento: cenni storici

Nel 1859, mentre a Londra l'editore Murray dava alle stampe la prima edizione dell'Origin of species, veniva riaperto al pubblico a Cagliari, presso il Palazzo Belgrano (oggi sede della Biblioteca universitaria e del Rettorato), il Museo di storia naturale e archeologia, a seguito dei lavori di ampliamento realizzati nel 1858. I locali ospitavano le collezioni di zoologia, mineralogia, paleontologia, e la separata sezione di archeologia. In una vasta sala divisa in due ambienti erano conservati gli oggetti di antichità e nelle restanti quattro i reperti di storia naturale. Il nucleo originario delle collezioni, precedentemente conservate a Palazzo Regio, proveniva da una donazione del 1806 da parte di Carlo Felice. La sala zoologica ospitava un gran numero di reperti di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci, invertebrati, e un'ampia raccolta osteologica di anatomia comparata (le pregiate collezioni zoologiche sono oggi conservate al Museo di zoologia universitario). La ricca sala di mineralogia e paleontologia accoglieva, tra l'altro, le collezioni di geologia e paleontologia sarda di Alberto La Marmora e quella dei fossili terziari di Efisio Marini, assistente del direttore Patrizio Gennari (le collezioni, di grande interesse storico-scientifico, sono oggi conservate al Museo di Geologia e Paleontologia “Domenico Lovisato” e al Museo di Mineralogia “Leonardo de Pruner”, dell’Università di Cagliari). Al museo era annesso il Gabinetto anatomico, dove erano accolte le cere dell'artista fiorentino Clemente Susini, realizzate su commissione da parte di Francesco Antonio Boi, medico anatomista, e grazie a un finanziamento del viceré Carlo Felice (attualmente le opere sono esposte al Museo Raccolta delle cere anatomiche di Clemente Susini).

Alle soglie dell'unità d'Italia, per gli effetti della legge Casati (1859), la Regia Università di Cagliari contava ventotto cattedre: tre di teologia, otto di giurisprudenza, otto di medicina e chirurgia, sei di scienze fisiche e matematiche, tre di filosofia e lettere. Con il decreto Matteucci sul riordinamento dell’istruzione superiore (1862), l'Università cagliaritana venne classificata sede di seconda classe e iniziò a usufruire di minori finanziamenti. Gli effetti del ridimensionamento furono evidenti, con un drastico calo delle risorse per l'insegnamento, la ricerca e del numero di iscritti.

A testimonianza del grave disagio finanziario in cui versava l'ateneo, riportiamo un ficcante commento di Paolo Mantegazza, tratto dall'opera Profili e paesaggi della Sardegna: «L'Università di Cagliari e la sua minore sorella di Sassari sono una vera vergogna per l'Italia. Non è lecito ad un governo, per quanto povero, lasciare queste larve di insegnamento superiore, dove la povertà dei mezzi concessi alla scienza fiacca e avvilisce i migliori ingegni e la volontà dei buoni è spesso impotente e rabbiosa contro le lesinerie burocratiche dell'alta sfera governativa».

Sebbene relegata in una posizione periferica rispetto ai maggiori atenei del giovane Regno, l'Università ebbe modo di esprimere personalità scientifiche di alto profilo. Nel polo cagliaritano operarono illustri accademici, la cui fama varcò i confini dell'isola, come l'archeologo, etnologo e linguista Giovanni Spano, l'architetto Gaetano Cima, il medico Giovanni Falconi e il fisico Antonio Pacinotti, la cui macchina dinamo-elettrica ad anello è oggi conservata al Museo di fisica universitario.

Prolusioni ai corsi di Zoologia e Anatomia Comparata presso la R. Università di Cagliari, tenute dai professori Cesare Lepori (1874) e Lorenzo Camerano (1889).

Le scienze naturali all'Università cagliaritana

Grazie al contributo degli accademici cagliaritani, l'Università ricoprì un ruolo significativo anche nel campo delle scienze naturali. Al tempo l'insegnamento delle discipline naturalistiche era appannaggio degli studiosi di formazione medica. Le lezioni di botanica, zoologia e anatomia comparata erano impartite agli studenti di medicina, quelle di botanica e mineralogia agli allievi della Scuola di farmacia, quelle di botanica, zoologia, anatomia comparata, mineralogia e geologia agli studenti della facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali.

Dal 1857 la cattedra di Storia naturale (botanica, mineralogia e geologia) era tenuta da Patrizio Gennari, che compì gli studi medici a Bologna. Nell'ateneo cagliaritano ricoprì il ruolo di direttore della Scuola di Farmacia, Preside della Facoltà di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali e, dal 1872 al 1875, di Rettore. In Sardegna si dedicò alle esplorazioni naturalistiche, raccogliendo i campioni che andarono a costituire il nucleo iniziale dell'Erbario universitario (le preziose raccolte sono oggi conservate al Museo Herbarium di Cagliari). Il suo nome, accanto a quello del medico e naturalista Giovanni Meloni Baille, già sindaco della città e ideatore del progetto affidato a Gaetano Cima, è indissolubilmente legato alla fondazione nel 1866 dell'Orto botanico situato in località Palabanda, tra i più rinomati in Italia per interesse storico-scientifico.

In ambito zoologico, tra le figure di spicco fu il medico cagliaritano Antonio Carruccio. Allievo dell'anatomista Giovanni Falconi, e già fondatore della rivista La Sardegna medica, divenne nel 1867 professore di zoologia e anatomia comparata. Si dedicò così agli studi naturalistici, che approfondì successivamente a Firenze e Modena, dove fondò il museo di zoologia e anatomia comparata e diresse il giornale Lo Spallanzani, e poi a Roma, dove fu direttore dell'Istituto e museo zoologico universitario e fondò la Società romana per gli studi zoologici, che divenne dal 1900 Società zoologica italiana (oggi Unione zoologica italiana).

Negli anni sessanta al Gabinetto di zoologia e anatomia comparata era assistente Efisio Marini. Il giovane studioso cagliaritano si dedicò inizialmente alla paleontologia, ma presto i suoi interessi si orientarono verso le metodiche di conservazione dei reperti anatomici umani e animali. Gli studi sulla pietrificazione gli valsero il titolo di Cavaliere della Legione d'Onore di Francia e un articolo su The Lancet, anche se non gli consentirono di ottenere una cattedra. Oggi le sue singolari preparazioni anatomiche trovano degna esposizione al Museo di anatomia di Napoli.

Il darwinismo a Cagliari

Con un ruolo secondario, ma non marginale nel contesto del giovane Regno, l'Università di Cagliari rappresentava dunque una realtà inserita nelle reti di ricerca nazionali, e aperta, almeno tra le élite progressiste, ad accogliere l'innovazione darwiniana.
 

Giuseppe Piso-Borme

Tra i primi a recepire la teoria dell'evoluzione fu il medico Giuseppe Piso-Borme, dal 1863 professore di fisiologia. Giovanni Canestrini, ne La teoria dell'evoluzione esposta nei suoi fondamenti, lo indica tra gli studiosi italiani che hanno sostenuto l'evoluzionismo. Il fisiologo dell'Università di Cagliari ebbe in quegli anni stretti rapporti di collaborazione con Jacob Moleschott, scienziato tedesco aperto al darwinismo, al tempo ordinario di fisiologia e direttore del laboratorio di fisiologia sperimentale nella facoltà di medicina e chirurgia della regia Università di Torino. È del 1863 il lavoro Intorno alla presenza di biforcazioni nelle fibre muscolari lisce, pubblicato a nome dei due autori nell'Archivio per la zoologia, l'anatomia e la fisiologia. Traendo spunto  dalle indagini di Moleschott, Piso-Borme pubblicò l'anno successivo, sempre per l'Archivio, l'articolo Osservazioni anatomiche-fisiologiche intorno alla presenza di fibre muscolari liscie nelle vessichette polmonali dei vertebrati. Il lavoro dimostrava la presenza di fibre contrattili negli alveoli non solo dei vertebrati "inferiori", anfibi e rettili, dove la muscolatura del torace non contribuisce significativamente all'espansione polmonare, ma anche, in misura minore e con limitato apporto funzionale, negli uccelli e nei mammiferi, uomo compreso.

In città, dunque, il tema dell'evoluzione fu oggetto di attenzione, almeno in ambito accademico, già a partire dalla prima metà degli anni sessanta. Tuttavia, si dovette attendere la fine del decennio per veder varcare i cancelli dell'Università il dibattito sull'evoluzione.

Francesco Barrago

La prima vera e propria divulgazione delle teorie darwiniane a Cagliari si deve al medico Francesco Barrago, che sostenne con rigore scientifico l'evoluzionismo e si dedicò al tema dell'origine dell'uomo con tale competenza da meritare una citazione nel Descent of man da parte di Darwin. Il 4 marzo 1869 tenne una lettura pubblica dal titolo provocatorio L’Uomo fatto ad imagine di Dio fu anche fatto ad imagine della scimia. Le tesi sull'origine scimmiesca dell'uomo vennero accolte con favore dalla stampa e dalla comunità scientifica locale, ma innescarono un’accesa polemica col canonico Francesco Miglior, che replicò duramente con una serie di lezioni bibliche declamate dal pulpito del duomo di Cagliari.

Antonio Carruccio

In quegli anni la cattedra di zoologia e anatomia comparata era tenuta dal citato Antonio Carruccio, che, al pari del maestro Falconi, non aderì esplicitamente a inizio carriera alle ipotesi trasformiste. Ne offre testimonianza, nell'ambito della filogenesi umana, la lettura pubblica pronunciata il 1868 alla regia Università di Cagliari, dal titolo Sul cervello umano e di alcuni mammiferi superiori. Le omologie morfo-funzionali dell'encefalo delle scimmie antropomorfe e dell'uomo non consentivano secondo Carruccio di avvicinare la nostra specie ai Primati: «Trovo [...] giustissima la riservatezza che ne inculca il sommo Cuvier nel giudicare dei rapporti organici che esistono fra il cervello dei predetti animali e quello quell'uomo». Quando, però, Charles Darwin ricevette nel 1875 l'attestato di socio onorario della Società dei naturalisti di Modena, Carruccio, in qualità di vicepresidente, fu tra i principali promotori dell'iniziativa, dimostrando una chiara apertura al darwinismo.

Cesare Lepori

Un contributo significativo alla diffusione del darwinismo a Cagliari si deve al medico Cesare Lepori, incaricato più volte negli anni '70 e '80 come supplente alla cattedra di zoologia e anatomia comparata. Allievo di Piso-Borme e apertamente schierato sul fronte evoluzionista, aveva collaborato con la Stazione zoologica di Napoli, all'avanguardia per gli studi naturalistici. In occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 1873-74 pronunciò una prolusione dal titolo L'origine degli animali, che testimonia la piena adesione alle teorie di Darwin. Negli anni successivi si dedicò alla questione dell'inquadramento sistematico della specie umana pubblicando il contributo in tre libretti L'uomo zoologicamente considerato. La prima supplenza di Lepori alla cattedra di zoologia terminò nel 1878, con la nomina di Carlo Emery, neovincitore di concorso.

Carlo Emery

Dal 1875 al 1877 Emery aveva frequentato da ricercatore la Stazione Zoologica di Napoli, aderendo al progetto di rinnovamento della zoologia in chiave evoluzionistica ispirato da Anthon Dohrn. La sua visione del darwinismo non fu acritica, in particolare nei confronti degli eccessi ideologici che animarono lo spirito di molti evoluzionisti italiani. Nel 1878 e nel 1879 tenne all'Università di Cagliari due prelezioni al corso di zoologia, anatomia e fisiologia comparate, dal titolo Le sembianze degli animali e L'insegnamento della zoologia. I lavori rappresentano un efficace manifesto del suo pensiero, caratterizzato da tratti di notevole modernità. Emery proponeva un approccio sintetico all''evoluzione, che prevedeva l'integrazione di varie discipline biologiche, quali l'embriologia, l'istologia, l'anatomia, la fisiologia, la biogeografia, l'ecologia e l'etologia. Coltivò l'ambizioso progetto di creare a Cagliari una sezione satellite della Stazione zoologica di Napoli, ma il sogno rimase purtroppo nel cassetto.

Corrado Parona

L'ateneo cagliaritano ospitò un'ulteriore figura di rilievo nel panorama scientifico nazionale: Corrado Parona, che fu professore straordinario alla cattedra di zoologia e anatomia comparata dal 1881 al 1883. Contribuì allo sviluppo della zoologia con un gran numero di studi, pubblicando oltre 160 lavori. I suoi interessi di ricerca furono vari, dall'entomologia alla microbiologia ed elmintologia medica, fino alla biologia marina. Parona non pubblicò lavori di carattere specialistico sull'evoluzione ma fu un evoluzionista convinto. Possiamo trarre interessanti osservazioni dalla prelezione tenuta a Cagliari nel 1881, dal titolo Importanza della protistologia e dell'elmintologia nell'insegnamento della zoologia medica.

Lorenzo Camerano

Dopo vari anni di supplenza da parte di Cesare Lepori, nel 1889 la cattedra di zoologia passò per pochi mesi a Lorenzo Camerano, che fu allievo a Torino di Michele Lessona. Il 26 novembre, presso l'Università di Cagliari, in occasione dell'inaugurazione del corso di zoologia, Camerano tenne una matura prolusione sullo stato dell'arte della teoria darwiniana a trent'anni dalla pubblicazione dell'Origin.

Giacomo Cattaneo e Maria Sacchi

Gli succedette, nell'anno accademico 1889-90, Giacomo Cattaneo, personalità scientifica di rilievo e darwinista convinto. Cattaneo si dedicò all'anatomia, istologia e fisiologia dei vertebrati, artropodi e molluschi, rivolgendo particolare attenzione agli aspetti filogenetici. Nel 1880 aveva pubblicato l'interessante contributo Darwinismo. Saggio sull'evoluzione degli organismi, nel quale, come scrive Canestrini nel suo Per l'evoluzione, «la teoria dell'evoluzione si trova esposta in modo conciso, chiaro ed esatto». La piena consapevolezza maturata dallo studioso sui temi darwiniani è testimoniata dalla pubblicazione I fattori della evoluzione biologica, che passa in rassegna con spirito critico le questioni ancora aperte della teoria sul finire del secolo.

All'Università di Cagliari, affiancò Cattaneo come assistente alla cattedra di zoologia e anatomia comparata la naturalista Maria Sacchi, già allieva di Leopoldo Maggi e tra le prime donne in Italia ad affrontare la carriera accademica. A lei si devono vari contributi sugli organi digestivi e riproduttivi dei rettili e anfibi, sullo sviluppo embrionale nei pesci e la traduzione dei Primi principii di Herbert Spencer, in collaborazione con Cattaneo.

Eugenio Ficalbi

Dopo la breve docenza di Cattaneo, la cattedra di zoologia fu ereditata nell'anno accademico 1890-91 da Eugenio Ficalbi, già professore straordinario all'Università di Sassari. Ficalbi diede un contributo significativo allo sviluppo della zoologia italiana; fu autore di varie indagini sui culicidi, sulla filogenesi del cranio nei vertebrati e sull'anatomia comparata nei rettili e uccelli. Durante l'incarico all'Università cagliaritana, durato fino all'anno accademico 1894-95, pubblicò l'opera di chiara ispirazione huxleyana Rapido sguardo sul posto dell'uomo nella natura, tratta da una conferenza tenuta in ateneo. Lo studioso viene anche ricordato per il fondamentale trattato Elementi di zoologia e anatomia comparata, dove è possibile cogliere l'evidente indirizzo darwiniano.

Domenico Lovisato

Sul fronte della paleontologia, degna di menzione è la figura di Domenico Lovisato, protagonista, sulle orme di Darwin, di una spedizione scientifica italo-argentina nella Terra del fuoco e in Patagonia, intrapresa nel 1881-82 a bordo della corvetta a vela Cabo de Hornos. Gli studi sulle formazioni geologiche dell'America australe gli valsero grande notorietà a livello nazionale e internazionale e la nomina a ordinario di geologia all'Università di Cagliari.

Lovisato fu amico, collega e corrispondente di Arturo Issel, personalità di spicco della paleontologia e del darwinismo italiano. La fruttuosa collaborazione tra i due studiosi fornì un contributo decisivo alla definizione cronostratigrafica del Quaternario in Sardegna, con l'istituzione del Piano tirreniano (interglaciale Riss-Würm, oggi stadio isotopico 5e).

A Lovisato si deve la valorizzazione dei reperti di coccodrillo appartenente al genere Tomistoma, rinvenuti a Cagliari nelle formazioni mioceniche affioranti nei pressi dell'attuale Piazza d'Armi. I resti fossili furono studiati e descritti da Giovanni Capellini nella memoria Sul coccodrilliano garialoide (Tomistoma calaritanus). Le colline mioceniche della città, grazie al prezioso apporto di Lovisato, restituirono anche il copioso materiale fossile attribuibile a varie specie di cetacei, che sarebbe stato descritto da Giovanni Vigliarolo nell'opera Dei generi Micropteron, Dioplodon e Rhinostodes e di una nuova specie fossile di Rhinostodes scoperta nel calcare elveziano di Cagliari.

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